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Recensioni- Dolfi - Balocchi - Frediani
Canesi del 2004
Il bellissimo ambiente di apprendimento, di sperimentazione, di confronto che è l'Accademia di Belle Arti di Carrara in cui Filippo Canesi, ancora studente, si muove con fare sicuro nelle aule di scultura, anatomia, storia dell'arte, è sempre con gli occhi aperti su quel che succede, si mette in discussione, sa che in arte deve esserci una continua ricerca e così facendo si arricchisce di informazioni e di esperienze.
Canesi è alla ricerca di superfici, di forme, di volumi per definire il suo mondo, il suo modo di esprimersi, perché è così che si trova il proprio stile.
Ha fatto bene a venire a studiare a Carrara perché qui il rapporto con la scultura non è mai venuto meno, ne tanto meno la presenza di artisti di ogni formazione. Basti pensare ad Arturo Martini che negli anni 30-40 vi realizzava le sue opere in marmo. Carrara è ancora oggi un punto di riferimento per gli scultori di tutto il mondo.
Canesi fa tesoro di tutto ciò che questa città, con la sua natura meravigliosa gli può dare (penso allo splendido scenario delle Apuane con gli squarci fianchi delle cave).
L'emozione davanti alla natura è un mezzo per entrare nel mondo fantastico dell'arte. Ha studiato e capito la lezione di Arp quando diceva “tutto è movimento nella natura, nella vita, l'arte deve perdersi nella natura.
Passando dalle aule dell'accademia al suo studio, lavora sodo per manifestare le proprie emozioni.
La sua scultura parte, mi sembra da linee sempre tonde, sinuose, che creano un movimento nello spazio, dove i vuoti e i pieni partecipano alla determinazione dello spazio.
Ci possiamo interrogare sugli infiniti punti di vista di una forma e leggerci tutti i nostri turbamenti, i nostri sogni. Questo abbraccio fra pieni e vuoti fa pensare a quel sentimento meraviglioso che è l'amore.
L'amore a me sembra sia l'ispiratrice di questa scultura. Per Canesi la scultura è un corpo da amare, vi trasferisce le sue emozioni di uomo e fa rendere i suoi lavori in marmo dalle superfici levigate molto sensuali. Per fare scultura bisogna far vivere la materia, comprenderla ed amarla.
E' bravo a lavorare il marmo, spesso lo tratta a specchio, diventa lucente, registra ambiente e colori, ne esce una venatura che fa il materiale vivo.
L'impressione che ne ricavo è di grande eleganza; sicuramente in futuro si assisterà a nuovi progressi, a variazioni e ad ulteriori approfondimenti. Sono sicuro che sarà un lavoro da seguire con interesse. Marco Dolfi
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